Recentemente l’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) ha pubblicato uno studio sull’estragolo, una sostanza naturale presente nell’olio essenziale di finocchio riconosciuta come cancerogena nel 2001.

Questo studio arriva ad una conclusione “rivoluzionaria” nei confronti di un rimedio erboristico usato da secoli con una frequenza seconda solo a quella della camomilla e considerato da sempre benefico e innocuo.
Ne è seguito un acceso dibattito che ha coinvolto la stampa nazionale, quella di settore, la televisione, internet e ha generato un passaparola che ha fomentato paure ed incertezze. La tesi sostenuta dall’INRAN è che le tisane a base di finocchio contengono livelli d’estragolo tali da sconsigliarne l’uso al disotto dei 4 anni, in gravidanza e nell’allattamento.
In realtà ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione per arrivare ad una conclusione più razionale:
- l’estragolo è presente in molte altre piante d’utilizzo quotidiano, come il basilico, l’anice verde e il cerfoglio: ciononostante nessuno ha bandito il pesto alla genovese!
- Il finocchio contiene molti altri principi attivi, alcuni dei quali (anetolo e flavonoidi) sono riconosciuti come anticancerogeni.
- l’estragolo è presente in minime quantità nell’olio essenziale di finocchio, in quantità più basse nella tisana ed è metabolizzato in quantità infinitesimali.
Soprattutto non bisogna mai dimenticare che le piante contengono un complesso di numerosi principi attivi detto totum: l’equilibrio di queste sostanze determina l’azione finale dei preparati vegetali tradizionali (infusi e decotti in primo luogo) proprio perché questi conservano il “fitocomplesso” della pianta.
Insomma un decotto è un mix di numerose sostanze ognuna delle quali esalta o modera l’azione delle altre, così come avviene in natura per ogni pianta officinale e per ogni alimento vegetale.
Per questo le piante hanno un’azione più dolce e meno controindicazioni rispetto ai farmaci di sintesi, che si avvalgono dell’azione di un principio attivo isolato.
Ritornando al finocchio e per chiarire ogni dubbio consiglio di leggere a questo link l’articolo apparso su La Stampa del 3 Febbraio 2011 con la firma del dott. Fabio Firenzuoli, docente di Fitoterapia clinica all’Università di Firenze e direttore del Centro di Medicina Naturale dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli, nel quale fa il punto della situazione fugando ogni allarmismo.

 

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